🦠 Quando mastru Ustinu morì…

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…Benvenuto in Paradiso, mastru Austinu!!!

Geniale e simpatico il racconto ricco di humor, che in fondo sottolinea la fede  dei termitani per l’Immacolata, quello che apre il libro di Giuseppe Catanzaro “La festa dell’Immacolata a Termini Imerese – L’oro della Madonna”


Quando mastru Ustinu che, come quasi tutti i Termitani era devotissimo della Madonna, morì, trovò S. Pietro affaccendato con S. Martino in un singolare gioco che consisteva nell’elencare tutti i paesi italiani che erano stati chiamati con il loro nome. Il gioco, che avrebbe visto vincitore chi dei due avesse nominato un solo paese in più dell’altro, si protraeva già da un po’ di tempo perché in molti vi avevano partecipato; ed infatti le fasi eliminatorie erano state piuttosto lunghe e complesse.

In semifinale S. Martino aveva agevolmente vinto su S. Giorgio per 33 a 32 e S. Pietro l’aveva spuntata su S. Giovanni per 44 a 43. La finalissima era ormai giunta alle sue fasi cruciali: S. Pietro e S. Martino erano fermi sul 45 a 45 e cominciavano a fare un po’ di fatica a ricordare i paesi che ancora mancavano all’appello.
-S. Martino al Tagliamento— disse S. Martino.
S. Pietro di Cadore – rispose subito S. Pietro
-S. Martino Canavese.-
-S. Pietro Irpíno.-
-S. Martino del Lago.-
-S. Pietro Monterosso.-
-S. Martino delle Scale.
-S. Pietro di Barbozza.-
-S. Martino Spadafora.-
-S. Pietro Spadafora.-

-E che fai, copi?– disse un poco risentito S. Martino.

-Ma come copio…. se il mio paese è più antico del tuo! – rispose S. Pietro.

Erano sul 53 a 53 e la gara viveva i suoi ultimi trepidanti momenti.

-S. Martino di Castrozza– riprese S. Martino con un evidente sforzo di memoria.

S. Pietro era in difficoltà; che smacco sarebbe stato per lui darla vinta a S. Martino che nemmeno era un apostolo!

E fu allora che mastru Ustinu gli si avvicinò. –Io posso aiutarti;– gli disse senza farsi sentire da S. Martino –però voglio in cambio una cosa.-

-Qualunque cosa! – rispose pronto S. Pietro.

-Allora guarda sotto- disse mastru Ustinu -in direzione di Termini Imerese. Oggi è 1’8 dicembre. In questo momento la piazza Duomo è gremita di gente venuta per la solenne processione dell’Immacolata e in attesa che la statua della Madonna compaia sul portone della chiesa. Io sono stato sempre presente a questa che è la festa più grande dei Termitani: da quando ero in fasce fino all’anno scorso; ed anche quest’anno, nonostante la mia età e i miei malanni, se non mi aveste chiamato qui -che veramente potevate aspettare altri due giorni- sarei lì, insieme agli altri, in fervida attesa. Purtroppo in questo momento non si vede niente perché è tutto annuvolato e allora io ti chiedo di squarciare le nubi in direzione di Termini, in modo che possa assistere ancora una volta all’uscita della Madonna. E ti chiedo che ogni anno, per 1’8 dicembre, anche quando le nuvole dovessero essere dense come la ricotta e nere come l’inchiostro, vi sia sempre aperta una finestrella attraverso la quale io possa guardare la piazza Duomo del mio paese.-

-Niente di più facile!– disse S. Pietro –Ma prima mantieni la tua promessa.

Allora mastru Ustinu gli suggerì il nome di S. Piero Patti.

-Alleluia! – esclamò tra sé e sé S. Pietro. -Come avevo fatto a dimenticarmi che esistono pure i S. Piero oltre ai S. Pietro. Ben sei ce ne sono !

E si preparò a dare la stoccata finale al povero S. Martino.

Erano passate da poco le tredici quando sul cielo di Termini le nuvole si aprirono e un raggio di sole andò ad illuminare l’Immacolata che usciva dal Duomo. Da allora ogni anno per 1’8 dicembre, quando il tempo è cattivo, anche se le nuvole sono nere come l’inchiostro, una finestrella si apre nel cielo di Termini ed un raggio di sole va ad illuminare la piazza del Duomo. Da lì si affaccia mastru Ustinu e appresso a lui fanno capolino tutti i Termitani che hanno amato la Madonna e la loro città.

Ciò avviene con rarissime eccezioni dovute al fatto che S. Pietro che, come è notorio, soffre ogni tanto di qualche vuoto di memoria, si dimentica qualche volta del patto stipulato con mastru Ustinu.

Molti anni dopo, l’8 dicembre del 1978 verso le ore tredici, mastru Ustinu era pronto come sempre ad assistere all’uscita della Madonna dal Duomo di Termini Imerese e con lui tutti gli altri Termitani che erano in cielo. C’era però in loro un malcelato malcontento che, se è vero che si manifestava in modo tranquillo e rassegnato, tuttavia si notava con una certa evidenza tanto da destare la curiosità di S. Pietro.

-Vedi,– disse mastru Ustinu -da sempre 1’8 dicembre a Termini Imerese la statua della Madonna è uscita dal Duomo in processione “vestita” con l’oro degli ex voto. La tradizione di appendere gli oggetti preziosi donati nel corso dei secoli dai credenti sulla statua dell’Immacolata fino ad avvolgerla quasi completamente, considerato il loro grandissimo numero, è così radicata nel popolo termitano come può esserlo una grande quercia secolare nel terreno dal quale prende la vita. Ebbene quest’anno, per volontà dei tuoi colleghi, sua Eminenza il Cardinale e i preti di Termini Imerese, la statua della Madonna per la prima volta uscirà senza il suo oro. Questo è íl motivo del nostro disappunto. Che processione sarà? Quella meravigliosa luce che emanava dalla statua e che era gioia per i nostri occhi e calore per i nostri cuori non ci sarà più!

S. Pietro ascoltò in silenzio ed attese l’evolversi degli eventi. Alle 13,10 la grande bara dell’Immacolata portata a spalle dai confrati della Congregazione di Maria Santissima della Maggior Chiesa comparve sul portone del Duomo. E improvvisamente una luce luminosissima sprigionatasi da quel punto e diffusasi con uguale intensità fin lassù, colpì mastru Ustinu, lo fece indietreggiare e quasi lo folgorò.

S. Pietro gli andò in soccorso. Aspettò che mastru Ustinu si riprendesse e poi con tono paterno gli disse: -Non è l’oro che splende. È la Madonna!-


Giuseppe Catanzaro – La festa dell’Immacolata a Termini Imerese – L’Oro della Madonna – 2001