Il 26 marzo 1884 l’Arcivescovo di Palermo, Card. Michelangelo Celesìa, su proposta dell’Arciprete, Can. Saverio Palmisano, approvò lo Statuto della Congregazione dei Confrati della Bara di Maria Santissima Immacolata, alla quale potevano aderire esclusivamente i contadini di Termini Imerese, purché cattolici osservanti ed in possesso di riconosciuti requisiti di moralità ed onestà.
Le caratteristiche delle insegne (l’abitino) che dovevano essere indossate dai Confratelli furono così determinate: di color celeste, orlato bianco, con cordoni bianchi e la placca con l’Immagine di Maria Santissima Immacolata col motto “Confrati della bara”.
Inoltre, furono stabilite le caratteristiche dello stendardo, color celeste orlato bianco con lo stemma col nome di Maria Santissima Immacolata e il motto “i Confrati della bara”.
Lo Statuto, fra l’altro, ribadiva importanti principi solidaristici: Con le elemosine ordinarie si provvederà alla spesa delle torce per Santissimo Viatico dei Confrati, provvederli di onorata sepoltura, con religioso accompagnamento al cimitero, con la celebrazione di una messa da eseguirsi nell’altare di Maria Santissima Immacolata e provvedere ai bisogni dei fratelli in grave necessità.
Presidente Onorario, per disposizione dell’Arcivescovo, fu lo stesso Arciprete Palmisano, allo scopo di garantire, almeno nei primi tempi, un più diretto controllo dell’attività della Confraternita, che tuttavia, già all’inizio del Novecento, si amministra autonomamente con un Presidente eletto dagli iscritti e tre gruppi di tre “Deputati” ciascuno: uno rappresentativo della piazza S. Andrea, un altro della piazza S. Carlo ed il terzo della piazza Botteghelle.
L’articolazione della Deputazione, che abbracciava anche la parte bassa della città, sottolinea che l’appartenenza alla Confraternita non era limitata ai fedeli della Maggior Chiesa, come peraltro già si verificava con l’altra antica Confraternita di Maria SS. della Neve: la devozione non conosce barriere.
Il fenomeno dell’emigrazione che, purtroppo, caratterizzò la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del secolo successivce non fece venire meno il particolare legame dei Termitani con la Madonna Immacolata. Infatti, nel dicembre del 1949 lo scultore Filippo Sgarlatal, su richiesta della numerosa colonia costituitasi a Toronto, riprodusse il simulacro dell’Immacolata, accolto da quella comunità con grande giubilo ed oggi custodito nella chiesa di St. Wilfrid. Nella stessa chiesa, il 2 settembre 1973, nel corso di una cerimonia presieduta dall’Arciprete di Termini Imerese, Don Giovanni Liotta, la Comunità Termitana di Toronto fu consacrata a Maria Immacolata.
E la Confraternita, a sua volta, non dimenticò i Confratelli emigrati. Il 12 giugno 1966, infatti, si stabilì di far celebrare annualmente una Messa in suffragio di quelli deceduti in America.
Nel 1954, ricorrendo il primo centenario della proclamazione del dogma dell’Immacolata, la Confraternita delibera l’acquisto di un collier d’oro con pendenti e 23 brillanti, presso la ditta termitana “Palumbo-Ganci”, costato 300.000 lire, sul quale viene apposta la seguente iscrizione La congregazione e fedeli. Anno Mariano 1954.
Il 17 maggio 1959 (festa della Pentecoste) la Confraternita si consacra al Cuore Immacolato di Maria.
Nel 1984, in occasione del centenario della fondazione, la Confraternita realizza un monumento all’interno del porto, alla radice della diga foranea, consistente in un blocco in calcestruzzo sul quale è applicato un bassorilievo in bronzo, eseguito dallo scultore Tommaso Geraci e realizzato dalla fonderia Sacco di Palermo, riproducente la parte superiore dell’immagine dell’Immacolata del Quattrocchi. All’interno del blocco è stato murato un contenitore metallico, dove sono stati inseriti una rete da pesca ed un ramo d’ulivo, che simboleggiano l’ideale unità, nel nome della Madonna, della classe marinara e di quella contadina.
Enzo Giunta – Il culto dell’Immacolata a Termini Imerese, attraverso la storia delle confraternite mariane

